Le nuove prospettive di comunicazione e gestione dell’impresa hanno ridefinito l’organizzazione come un’entità in continua evoluzione: adeguarne le strutture organizzative, i processi gestionali e consolidare la cultura di impresa diventa quindi l’esigenza alla quale dare risposte strategiche e operative sia in ambito di gestione dell’informazione sia nella definizione dei piani di formazione. La creazione del valore, infatti, è direttamente proporzionale alla capacità dell’azienda di reagire e innovare per comunicare in modo propositivo con i propri stakeholder.  Definire i company training programs significa quindi adottare una visione di “sistema” che riguarda la gestione della conoscenza – intesa come cultura d’impresa – i processi di acquisizione/sviluppo delle competenze e il miglioramento delle performance aziendali. Un approccio orientato alla formazione continua, fatta di interventi sistematici, progettati “ad hoc” a seconda delle esigenze aziendali, e strutturati in base alle specificità delle diverse figure professionali da formare, nel rispetto dei valori e degli obiettivi strategici e operativi dell’organizzazione. La pianificazione dell’attività formativa diventa, in questo modo, elemento fondamentale delle scelte strategiche e dei programmi di sviluppo delle varie aree operative.
L’e-learning in una prospettiva di gestione della conoscenza diventa strumento di sviluppo e moltiplicazione del capitale intellettuale delle organizzazioni in grado di collegare l’apprendimento individuale al gruppo e all’organizzazione. Crea la convergenza tra gestione della conoscenza (Knowledge Management), sviluppo delle competenze (Competency Management) e sviluppo delle performance individuali e dell’organizzazione (Performance Management & Improvement). Il superamento della centralità del corso, inteso come unico elemento portante del processo formativo e la focalizzazione sulle esigenze dell’utente, che caratterizza l’evoluzione più significativa della progettazione e-learning, presuppone che il progettista della formazione sia in grado non solo di percepire il sistema di conoscenze dell’organizzazione e gestirne la trasformazione in “contenuto formativo” fruibile, ma debba confrontarsi e comprendere diverse e complesse variabili organizzative legate ai profili professionali degli utenti ai quali è rivolta la formazione. L’attività formativa, infatti, può essere svolta per migliorare l’efficienza; cambiare dei comportamenti; formare delle risorse, cioè fornire nuove capacità e competenze.
Nella società dell’informazione e della conoscenza, caratterizzata da una forte differenziazione culturale rispetto al passato, il valore intangibile del capitale umano e del patrimonio conoscitivo aziendale assumono un’importanza senza precedenti: le competenze, le relazioni che consentono di condividere le best practice, la capacità di sviluppare il sapere e il saper fare diventano un fattore di competitività. In un mercato globale e competitivo le imprese sono sempre più coinvolte in processi di riorientamento del business, razionalizzazione dei costi, ristrutturazione aziendale, riconversione e riqualificazione delle risorse, internazionalizzazione. La creazione del valore d’impresa è quindi legata alla capacità dell’organizzazione di aprire i propri confini, adottare nuovi schemi di gestione e comunicazione sia all’interno dell’azienda sia tra l’azienda e il mercato trasformando in opportunità le sfide di uno scenario variabile e dinamico.
Aggiornamenti in vista per la formazione alla sicurezza. Il nuovo Accordo Stato-Regioni, approvato il 3 settembre 2016, sostituisce il precedente del 26 gennaio 2006 “ritenuto non più coerente al quadro normativo”. Il documento, sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 7 luglio e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 agosto 2016 (GU n. 193), è finalizzato “all’individuazione della durata e dei contenuti minimi dei percorsi formativi per RSPP e ASPP ai sensi dell'articolo 32 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni”.
Hai mai sentito parlare di flipped classroom? Sono già tanti i bambini e i ragazzi che a scuola hanno iniziato a sperimentare insieme ai loro insegnanti metodologie didattiche innovative che fanno uso intelligente delle tecnologie. Si parla sempre più spesso di insegnamento capovolto o classe ribaltata, ma cosa significa? La flipped classroom (classe capovolta) è una pratica volta a promuovere una trasformazione del modello tradizionale di fare scuola legato alla didattica frontale.

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