Esiste una correlazione analizzata e documentata da diversi studi tra il benessere psicofisico dei dipendenti e la produttività dell’azienda per cui lavorano. Sembra un concetto abbastanza intuitivo, ma se fosse così semplice da comprendere probabilmente alcune statistiche relative alle percentuali di dipendenti stressati dal proprio lavoro o con problemi di tipo psichico o fisico mostrerebbero dei numeri molto meno allarmanti. Invece i numeri ci dicono che un dipendente su tre soffre di stress a causa del proprio lavoro, stress che talvolta si può tradurre anche in affaticamento fisico o problematiche maggiori.
Kayla Itsines, Oliver Montano, Mad Carolina, Silvia Fascians, Martina Rando, Carlotta Perego, Veganzinga, Estetista Cinica, Violeta Benini… Vi suonano familiari? Se sì, è normale; sono alcuni degli influencer in tema di sport, alimentazione e benessere più famosi del momento.
Uno degli elementi che si devono prendere in considerazione quando si analizza una società moderna è il trattamento riservato al tema della maternità. Infatti, quando si parla di rientro dal periodo di congedo parentale non si tratta soltanto di preoccuparsi di far rispettare i diritti, giustamente acquisiti, dalle donne ma anche di facilitare il mantenimento di compiti, ruoli e responsabilità equivalenti a quelli svolti e ricoperti prima dell’assenza per maternità. Queste non sono concessioni per la lavoratrice, ma dovrebbero essere punti fermi di una società moderna.
In questo articolo approfondiremo il significato di benessere collettivo, cercando di comprendere come questo concetto sia alla base non solo della qualità del lavoro delle persone con cui collaboriamo, ma anche della produttività e dell’efficienza aziendale, analizzando una serie di pratiche utili che consentono di aumentare tale benessere.
Content is where I expect much of the real money will be made on the Internet, just as it was in broadcasting. – Bill Gates Nel 1996 Bill si mise il cappello da oracolo e, come sempre, previde qualcosa di così vero e concreto da risultare ancora più attuale dopo 26 anni: la produzione e la diffusione di contenuti sarebbero diventate le modalità con cui raggiungere il proprio pubblico. Quando parlò era conscio del fatto che i contenuti sarebbero aumentati a tal punto non solo di mettere in crisi interi settori (come quello dell’editoria), ma anche che avrebbero creato novità su più fronti: nuove strategie di distribuzione e marketing, nuove piattaforme e applicazioni e, conseguentemente, nuove professioni, nuovi studi e nuove facoltà nelle università.
Il settore della Grande Distribuzione Organizzata è da sempre uno dei più complessi e lo sta diventando ancora di più adesso che l’emergenza sanitaria ha incrementato la nascita di nuovi format e touchpoint con cui il cliente può interagire e acquistare. Inoltre, compratori sempre più avvezzi al digitale e tecnologie sempre più avanguardistiche hanno fatto sì che il settore del retail in generale, anche prima della pandemia, guardasse all’omnicanalità.

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