Diversity inclusion: una riflessione

Con questo articolo vogliamo cominciare ad approfondire l’argomento diversity inclusion, cercando di capire in che modo le aziende possano diventare parte integrante di un cambiamento culturale che, si spera, porterà la società in generale a essere maggiormente inclusiva nei confronti delle diversità e, in particolar modo, delle minoranze.

Tuttavia, prima di scendere nel contesto aziendale, pensiamo sia necessaria una riflessione di carattere generale: se siamo arrivati a un punto in cui è necessario parlare di diversity inclusion e diversity management significa che gli anni che stiamo vivendo sono il risultato di decadi e decadi in cui questa inclusione non esisteva. E se l’inclusione non trova spazio è perché l’esclusione la sta facendo da padrona. Dobbiamo infatti prendere consapevolezza che tutti noi, chi più chi meno, siamo forgiati dal contesto in cui siamo cresciuti e per forza di cose ne siamo un specchio. In maniera un po’ più tecnica si potrebbe dire la necessità di includere le diversità deriva da bias cognitivi culturali che non sono sempre stati orientati all’inclusione. Siamo quindi cresciuti in una società che non era (e non è tuttora) inclusiva e, in maniera più o meno conscia, anche noi non riusciamo ad essere inclusivi al 100%. Prima di parlare di come le aziende dovrebbero cambiare per essere maggiormente inclusive e per favorire le differenze, siano esse religiose, fisiche o di genere, dovremmo riflettere su come cambiare noi stessi e il modo di relazionarci con gli altri.

Purtroppo quando si affronta questo argomento si rischia spesso di prendere una piega politica, ma in realtà si tratta di tematiche puramente sociali; stiamo parlando di un confronto che porti Tutti a convivere in maniera pacifica e a non sentirsi discriminati per l’uno o per l’altro motivo. Il fatto che la politica, e soprattutto i politici, talvolta cavalchino tali tematiche per i propri interessi è un altro discorso (che la dice lunga sulla qualità delle persone…).

Riconoscere di avere dei bias cognitivi da quando eravamo in tenera età non è una debolezza, bensì un momento di crescita: non è colpa nostra se i film che hanno accompagnato la nostra infanzia, le pubblicità, i cartoni animati, le radio e chi più ne ha più ne metta si basavano su una cultura che oggi non è completamente accettabile. È però colpa nostra se non riusciamo a rendercene conto.

Avete provato a rivedere pellicole come ‘Grease’ o ‘La febbre del sabato sera’ recentemente?
Vi assicuriamo che Jhon Travolta oggi non andrebbe fiero di quei copioni…

Non si tratta quindi di cancellare il passato, ma semplicemente di prendere consapevolezza che per una serie enorme di motivi alcuni dei paradigmi di 50 anni fa non sono più consoni alla nostra società in quanto esclusivi, nel senso che escludono, ossia chiudono fuori. Pensate a come internet ha velocizzato la possibilità di confrontarsi ed esprimersi e pensate alla quantità di informazioni in più che abbiamo oggi rispetto a 20/30 anni fa, è normale adattarsi e adattare la nostra società in base alle nuove informazioni. E l’accesso a nuove informazioni unito alla possibilità di fare analisi di dati e trend sempre più complesse e veritiere ci raccontano di differenze di genere, di carriere estremamente più limitate per le donne che diventano madri mentre non ci sono praticamente limiti per gli uomini che diventano padri, di enormi difficoltà di inserimento professionale per portatori di handicap anche in contesti in cui tale handicap non rappresenta realmente un limite, di ambienti di lavoro ostili e discriminanti in base all’orientamento sessuale e chi più ne ha più ne metta.

Questa riflessione non vuole essere una critica, ma un punto di partenza in base a ciò che ci raccontano dati ed esperienza. Persone e società hanno la responsabilità di fare un passo avanti, sicuramente c’è chi alcuni passi (anche molti) li ha già fatti e chi deve ancora cominciare, ma ciò che importa è che il più in fretta possibile la nostra cultura prenda una direzione maggiormente inclusiva, empatica e orientata verso il futuro.

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